Jan
21
2012
daniele
Supponendo di voler creare un volume LVM nel disco sdd per prima cosa inizializziamo lo spazio
pvcreate initializes PhysicalVolume for later use by the Logi‐
cal Volume Manager (LVM). Each PhysicalVolume can be a disk
partition, whole disk, meta device, or loopback file.
Successivamente creiamo il gruppo di volumi. Come estenzione fisica del volume (non quella virtuale che poi sarà quella realemente disponibile) è suggerito un valore di 32MB
vgcreate -s 32M backup /dev/sdd
vgcreate creates a new volume group called VolumeGroupName
using the block special device PhysicalDevicePath.
Infine creiamo il volume logico vero e proprio assegnadogli una dimensione e un nome. Tale dimensione potrà venire estesa successivamente con lvextend.
lvcreate -L200G -nhomebk backup
lvcreate creates a new logical volume in a volume group ( see
vgcreate(8), vgchange(8) ) by allocating logical extents from
the free physical extent pool of that volume group.
A questo punto il nuovo volume sarà disponibile come device attraverso il path /dev/gruppo/nomevolume pronto per poter essere formattato.
Ricordo che LVM può essere creato anche all’interno di una partizione o di un’immagine disco.
Riferimenti
- man pvcreate
- man vgcreate
- man lvcreate
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Jan
21
2012
daniele
Per montare un immagine RAW oppure una partizione e/o LV contenente una VM o un insieme di partizioni è sufficiente avere installato kpartx
A questo punto è possibile sfruttare /dev/mapper per mappare le partizioni del volume
kpartx -av /path/to/file_or_lv
le partizioni compariranno sotto forma di devices
ls /dev/mapper/
file_or_lv1
file_or_lv2
file_or_lvN
a questo punto è possibile montare ogni singola partizione come consueto
mount /dev/mapper/file_or_lv1 /mn/ext
per rimuovere la mappatura è sufficiente eseguire
kpartx -d /path/to/file_or_lv
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Apr
26
2011
daniele
L’HP MicroServer offre un totale di 4 bay da 3.5″ per hardisk LFF e 1 bay per unità da 5.25″ (unità ottiche o a nastro). Normalmente solo un cassettino degli HDD è popolato, gli altri tre sono vuoti.
Qual’ora si volesse aggiungere ulteriori dischi HP fornisce tutti gli strumenti e i materiali necessari al montaggio. Dietro allo sportellino frontale infatti si trovano due set di viti (per 3.5″ e per 5.25″) e la brugola adatta all’utilizzo con le viti fornite (serve anche per poter smontare la mainboard ndr.).
Dal manuale:

Il post è dedicato a Michele
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Apr
5
2011
daniele
Ecco il primo, breve, tutorial per la creazione di un array mirroring RAID.
Per prima cosa occorre preparare le partizioni che andranno in mirroring su ogni unità; non è indispensabile che i dischi coinvolti siano identici, ma è consigliato.
Per creare le partizioni è possibile utilizzare svariati tool quali fdisk, cfdisk e parted/gparted nel caso si stia creando un partizionamento MBR oppure gdisk e parted/gparted per il più evoluto partizionamento GPT.
Le partizioni vanno create della stessa dimensione (blocchi) per gli n dischi coinvolti.
Il tipo di partizione è 0xfd per l’MBR o fd00 per GPT.
A questo punto è possibile cominciare la vera è propria creazione del RAID mediante mdadm.
Per prima cosa assicurarsi che il superblocco che contiene le informazioni del RAID software sia vuoto (capita spesso con dischi già utilizzati in catene md che tale blocco contenga ancora informazioni vecchie).
Supponiamo che le partizioni da cui creare il RAID siano sdb1 e sdc1:
mdadm --zero-superblock /dev/sdb1
mdadm --zero-superblock /dev/sdc1
Per creare la catena è sufficiente lanciare il comando
mdadm --create --verbose --assume-clean --level=1 --raid-devices=2 /dev/md0 /dev/sdb1 /dev/sdc1
In dettaglio:
- –create è autoesplicativo
- –verbose aumenta il dettaglio in output dal comando
- –assume-clean è importante, perché evita che l’array venga ricostruito e quindi fatto il resync. Su partizioni di grandi dimensioni può metterci molto tempo. E’ da utilizzare solo per la creazione di nuovi array vuoti
- –level=1 specifica che si tratta di un mirroring e quindi un RAID di tipo 1
- –raid-devices=2 numero dei devices da aggiungere all’array
- /dev/md0 è il nome del device che punterà al nuovo array
- /dev/sdb1 e /dev/sdc1 sono le partizioni che andranno a formare l’array
Al termine del comando l’array sarà attivo e pronto all’utilizzo.
# cat /proc/mdstat
Personalities : [raid1]
md0 : active raid1 sdc1[1] sdb1[0]
335543160 blocks super 1.2 [2/2] [UU]
unused devices: <none>
Ancora un paio di note: per prima cosa conviene attivare il supporto bitmap per poter ricostruire l’array più velocemente
mdadm --grow --bitmap=internal /dev/md0
Personalities : [raid1]
md0 : active raid1 sdc1[1] sdb1[0]
335543160 blocks super 1.2 [2/2] [UU]
bitmap: 1/3 pages [4KB], 65536KB chunk
unused devices: <none>
Il comando
mdadm -Es >> /dev/mdadm.conf
è consigliato, ma tuttavia non necessario nel caso che il file /etc/mdadm.conf contenga già la riga
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Mar
29
2011
daniele
Ho da qualche giorno acquistato due Western Digital Caviar Green da 2TB (modello EARS) da montare in un MicroServer (non mio, io ho due Seagate Barracuda LP).
Ho subito notato che non è possibile tramite hdparm gestire l’APM (advanced power management) e che il disco effettua spessissimo il parcheggio delle testine.
Il controllo con smartctl ha subito evidenziato un notevole aumento del valore load_cycle_count. Se il contatore raggiunge valori molto alti viene meno l’affidabilità del disco (sono garantiti 300.000 cicli, ma meno sono e meglio è).
Cercando con google ho scoperto che tali dischi hanno impostato a livello di firmware un timeout per il parcheggio di soli 8 secondi! Non mi è stato possibile effettuare l’override delle impostazioni con hdparm: se il parametro -B255 da errore (vedi sopra) il parametro -S240 (che imposta il timeout a 20 minuti) non sortisce effetti.
Ho scoperto che anche l’unità dell’HP Mini (sempre un WD, ma un Scorpio Blu) è soggetta allo stesso problema (qui addirittura ogni 4 secondi!): in questo caso mi ero accorto del comportamento troppo aggressivo del firmware, ma ero riuscito ad arginare il problema disabilitando l’APM con
Sempre grazie a google ho trovato la soluzione definitiva sia per i Green che per lo Scorpio: si tratta dell’utility WDidle 3.1 che ufficialmente è per altri modelli sempre WD, ma che almeno con i miei esemplari funziona a meraviglia. Continue reading
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Mar
29
2011
daniele
Con mia piacevole sorpresa ho scoperto che l’HP MicroServer, pur non avendo EFI, supporta il boot da dischi partizionati con struttura GPT invece che MBR. Con Fedora 14 è stato sufficiente preparare i dischi formattati con gdisk; anaconda, l’installer, li riconosce correttamente; è quindi possibile utilizzare il disco.
I vantaggi di GPT sono molti, a partire dall’assenza di problemi di allineamento (soprattutto con dischi a settori di 4k) passando per il supporto a più di 4 partizioni primarie.
Riferimenti
https://wiki.archlinux.org/index.php/Advanced_Format
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